Il gender ed il medioevo

Ricevo oggi via email questo opuscolo. Riporto qui la mia risposta agli amici del gruppo famiglie (che peraltro frequento volentieri) da cui l’ho ricevuto.

EDIT: il gruppo famiglie che frequento è un gruppo di persone cattoliche che nulla ha a che vedere con il forum delle associazioni familiari dell’Umbria (ovvero con gli autori del volantino). Ho ricevuto il volantino in quanto mi è stato girato da qualcuno del gruppo che a sua volta lo ha ricevuto da qualcuno di RnS. Dopo aver scritto questo post mi sono informato sull’identità degli autori: una lista politica, che, ovviamente, fa della lotta al gender uno strumento di propaganda elettorale. Nessuna pretesa di indicare un cammino educativo quindi da parte degli autori, ma solo una pretesa di moralità, strumentalizzata ai fini elettorali. Resta viva più che mai la necessità di verificare con attenzione le fonti e di non diffondere qualsiasi cartigienica solo perché sembra ricalcare certi ideali. E mi riferisco a RnS.

Posto che non sono ancora riuscito a farmi un’opinione in merito, perché le basi scientifiche mancano da ambo le parti e quelle filosofiche/religiose sono sostanzialmente legate alle convinzioni personali (almeno per quello che è la mia conoscenza della materia), per cui uno può ritenere corretto il pensiero di un filosofo o l’insegnamento di un particolare credo, mentre altri possono avere idee diametralmente opposte e ciò nonostante avere buone motivazioni a sostegno, resta il fatto che, pur dando per scontato, per partito preso, che l’ideologia cattolica sia quella corretta, questo modo di agire non può che danneggiare i nostri figli.

Mi spiego: chiudere i figli sotto una campana di vetro per evitare che sentano le idee che a noi non piacciono (tipo tenerli a casa da scuola durante eventuali lezioni sul gender tenute da gente che non la pensa come noi), è un atteggiamento bigotto, dannoso e diseducativo. Folle per dirla in una parola. Invitare altri genitori a seguire una pratica tanto ottusa quanto medioevale in nome di una religione che dovrebbe renderci liberi non ha prezzo, ma verso il basso. Capisco che spesso si compiano delle azioni sulla scia delle mode, senza stare a pensarci troppo e fidandosi della valutazione che altri a noi
vicini hanno dato di tali azioni, ma ritengo doveroso usare anche il proprio cervello quando gli argomenti di cui si parla sono tanto delicati.

Se i nostri figli la teoria del gender non la sentono a scuola, la sentiranno comunque in tv. Se spegniamo la tv, la leggeranno su internet. Se stacchiamo internet, la sentiranno dagli amici. Gli impediamo di vedere gli amici?

Si lo so cosa mi direte, la scuola ha un ruolo diverso dagli amici o dalla tv. Bene, anche noi genitori abbiamo un ruolo diverso ed è nostro preciso compito, prima ancora che un compito della scuola, educare i nostri figli. Mettersi a fare una crociata contro le idee degli altri, invece di mettersi a tavolino a discuterne, è diseducativo. Se abbiamo paura che le idee degli altri possano inquinare i nostri figli, significa che non crediamo abbastanza nelle nostre. Significa che dentro di noi pensiamo di avere armi spuntate. E significa quindi che dovremmo metterci in discussione.

Il modo migliore di reagire alla teoria del gender, sempre dando per scontato che sia da combattere, è proporre incontri sulla visione cattolica, non cercare di oscurare quelli sulla teoria del gender. Abbiamo forse paura di dire come la pensiamo? O forse il problema è che non siamo abbastanza preparati sulla nostra religione da essere in grado di sostenere le nostre idee? E se così fosse (ovvero so che così è), come possiamo sostenere le nostre idee se nemmeno noi sappiamo perché le abbiamo?

No, non terrò a casa i miei figli da scuola e non manderò raccomandate ai dirigenti scolastici intimando di tornare nel medioevo. Cercherò piuttosto di dare ai miei figli le basi per farsi una loro opinione, qualunque essa sia, purché sia un’opinione che si sono fatti loro, con il loro cervello e non con il cervello preso in prestito da altri, siano “altri” i docenti o siano gli amici.

Con immutata stima verso tutti voi.

Lucio.

Il doposcuola Villar. Grazie.

“Il Doposcuola Villar” cresce. Lo fa in silenzio, e per questo è una grande gratificazione. È un piacere vedere che i volontari, che ringrazio sentitamente, dedicano il loro tempo ai bambini anche se tutto ciò non fa guadagnare loro neppure un po’ di popolarità fra i loro amici. Lo fanno per passione. Lo fanno per i bambini. Non cercano alcun tornaconto materiale. Non voglio nominare qui i volontari, loro sanno che io li ringrazio e sanno che i bambini li ringraziano. La scuola, pur nel suo intrinseco immobilismo calato dall’alto, tipico di quando la si pensa come un’istituzione, è fatta di persone: i docenti sono persone che hanno a cuore i nostri bambini ed anche loro ringraziano i volontari del doposcuola. Lo so che lo fanno, so anche che i docenti considerano il doposcuola un’iniziativa importante: lo so perché me l’hanno detto, forse senza accorgersene, ma me l’hanno detto. In particolare me lo hanno detto ieri, al telefono, mentre mi chiedevano se ci fosse la possibilità di inserire nel progetto doposcuola un nuovo bambino di prima elementare: il modo migliore di dire grazie, anche se fosse un grazie inconsapevole, è chiederci di continuare e di aumentare la nostra attività.

Noi vogliamo raccogliere questa sfida, la crescita. Speriamo di aiutare i bambini a crescere e nel frattempo impariamo a crescere anche noi. Il doposcuola cresce non grazie alla pubblicità, che non facciamo, non grazie ai soldi, che non abbiamo, né grazie al tornaconto, che non c’è.

Il doposcuola cresce grazie alla sua utilità, che si pubblicizza da sola, grazie alla qualità del servizio, che non ha bisogno di soldi e grazie, soprattutto, al tempo che i volontari dedicano ai bambini.

Aiutaci a crescere. Aiutati a crescere. Aiutali a crescere. Dedica un po’ del tuo tempo al doposcuola. C’è un bambino, di prima elementare, che ha bisogno di un aiuto per imparare l’alfabeto ed i numeri. È il motivo per cui scrivo, il motivo per cui ieri ho ricevuto la telefonata dalla scuola di Villar. Se hai letto fino a qui, sicuramente sei in grado di aiutarlo. Contattami, ti darò tutti i dettagli.

Grazie a tutti quelli che hanno letto, grazie ai volontari, grazie al Comune di Villar Perosa, grazie alla scuola, grazie ai genitori dei bambini che si fidano di noi.

Grazie a te che hai appena deciso di far parte di questo piccolo grande progetto.