Omeopatia ed ignoranza

Il titolo dice già tutto, ma non basta a spiegare il mio punto di vista, che, a dispetto del titolo, credo non sia condiviso da molti, nè fra quelli che ritengono che l’omeopatia sia solo un buon affare, nè fra quelli che pensano invece che sia la medicina del futuro.
Partiamo dal dato inattaccabile che i cosiddetti rimedi omeopatici non contengono assolutamente nulla, per quel che ne sappiamo. Quando dico nulla, intendo nulla di curativo. Se ingerite dei globuli di qualsivoglia rimedio omeopatico, sate mangiando pastigliette di puro e semplice zucchero.
Chi difende l’omeopatia vi dirà che quei globuli non contengono nulla di osservabile con gli strumenti che oggi abbiamo, ma che in realtà quello zucchero, grazie al modo in cui viene preparato, ha delle proprietà curative potentissime che, se vogliamo parlare di scienza, agiscono a livello subatomico, quindi non sono osservabili sistematicamente. È inutile che prepariate un vetrino con i globuli di un rimedio omeopatico e lo passiate al microscopio elettronico (lo so, non serve un classico vetrino per quel microscopio): non ci troverete null’altro che zucchero, questo ve lo dice anche chi difende l’omeopatia. È pure inutile mettere una pastiglietta dentro l’acceleratore del CERN, perché qualsiasi cosa osserveremo, sarà il risultato di una perturbazione tale del sistema che non corrisponderà minimamente alla pastiglietta, prima che fosse messa nell’acceleratore (lo so, non ci si mette una pastiglietta a centrifugare nell’acceleratore, per fortuna non mi chiamo Mariastella…).
I detrattori dell’omeopatia e difensori dei metodi della medicina ufficiale vi diranno invece che qualsiasi cosa contengano i rimedi omeopatici, pur assumendo che contengano qualcosa di non osservabile in quanto subatomico, nella pratica non funziona, perché al test doppio cieco i rimedi omeopatici totalizzano lo stesso punteggio del placebo (cioè le pastigliette di zucchero vere e proprie, non quelle omeopatiche, ma quelle preparate senza alcun procedimento particolare). In altre parole, la loro tesi è che se guarisci con l’omeopatia, saresti guarito comunque non prendendo nulla.
Infine ci sono io e quelli come me che l’omeopatia l’hanno provata, su sé stessi e sui propri figli ed hanno provato anche la medicina ufficiale, sempre su sé stessi e sui propri figli. Io costituisco un campione assolutamente parziale, troppo piccolo e troppo coinvolto nell’esperimento per poter essere considerato affidabile, quindi qualsiasi cosa io dica, dal punto di vista scientifico, e soprattutto medico, non ha alcun valore: chi legge lo tenga presente. Ha però un valore dal punto di vista culturale, dell’esperienza fatta e comunicata. Fin che si può comunicare, approfittiamone.
Mia figlia, a 3 anni, ha avuto sei tonsilliti nell’arco di un anno. Significa che ha subìto cinque cicli di antibiotici nell’arco di un anno. La pediatra, all’ultimo ciclo prescritto, che avrebbe dovuto essere il sesto, ci ha detto che quello sarebbe stato l’ultimo e che se si fosse ripresentata la tonsillite, l’unica soluzione sarebbe stata la tonsillectomia, cioè l’asportazione chirurgica delle tonsille.
Su consiglio di un amico, abbiamo provato, sotto la nostra responsabilità, a non darle l’ultimo ciclo di antibiotici prescritto ed a darle invece una fiala di Echinacea Compositum ed una di Limphomyosot al giorno, non diluite, a stomaco vuoto. La tonsillite è passata e non si è più ripresentata per un anno e mezzo. Dopo un anno e mezzo abbiamo ripetuto la cura omeopatica e la tonsillite è di nuovo passata, questa volta per sempre. Ora mia figlia ha dodici anni ed entrambe le tonsille al loro posto.
Cosa ha fatto guarire mia figlia? Non lo so, ma mi sono fatto una mia idea.
L’idea è che l’omeopatia serva, ma non dal punto di vista chimico o subatomico. Mi spiego. Gli antibiotici sono utili nel breve termine, ma inutili nel medio termine e dannosi nel lungo, ragion per cui se si lascia che il sistema immunitario lavori per conto proprio si ottengono risultati più lenti (il mal di gola passa in quattro giorni invece che due), ma più stabili (il mal di gola non torna il mese successivo). Naturalmente se si lascia che sia il sistema immunitario a lavorare da solo, si hanno meno garanzie che la malattia si risolva: potrebbe invece aggravarsi. Veramente lo stesso potrebbe accadere anche dando l’antibiotico, ma il rapporto rischio beneficio sembra essere a favore del farmaco, e sicuramente lo è nel breve termine (pochi giorni).
Il problema è che se si ha un figlio con il mal di gola ed il mondo scientifico ti dice che per curarlo devi dargli un antibiotico, se tu non gli dai l’antibiotico vieni visto come uno che non si occupa della salute dei propri figli, con possibili conseguenze anche penali. D’altra parte anche tu come genitore sei tranquillo se sai di aver fatto il possibile ed anche qualcosa in più per curare i tuoi figli: non è pensabile vedere un figlio che soffre e non fare nulla, sarebbe innaturale, nessun genitore sano di mente si sentirebbe a posto ignorando la sofferenza dei propri figli. Qualcosa devi fare per vivere serenamente, per non portare il peso della responsabilità di un eventuale peggioramento della salute. Ecco dove l’omeopatia entra in gioco. In realtà con i rimedi omeopatici non facciamo assolutamente nulla (per quel che ne sappiamo dal punto di vista scientifico), ma c’è la possibilità teorica che effettivamente i rimedi omeopatici abbiano un efficacia oggi non dimostrabile con il metodo scientifico, in quanto il test del doppio cieco, se l’omeopatia funziona veramente così come io ipotizzo, inquinerebbe esso stesso il procedimento e sarebbe esso stesso un test non adatto a verificare l’efficacia dei rimedi omeopatici.
La mia ipotesi quindi è che l’omeopatia agisca a livello psicofisico meglio del placebo quando usata all’interno di un gruppo di persone in relazione affettiva di qualche tipo. Il nostro sistema immunitario è suscettibile allo stress, questo credo che sia condiviso anche dal mondo della medicina ufficiale. Se io papà “curo” mia figlia, indipendentemente da cosa uso per curarla, ma so che sto facendo il meglio che posso fare per lei, creo attorno a lei, in famiglia, un ambiente tranquillo e sereno. Mia moglie, che magari nel frattempo non si è occupata molto di interazioni subatomiche, ma si è comunque preoccupata di trovare qualcosa che funzionasse meglio degli antibiotici e che non portasse al tavolo del chirurgo, allo stesso modo sa che sta facendo il possibile e qualcosa in più. Non siamo certi che la cura funzionerà, ma siamo certi che gli antibiotici, sul lungo termine, non hanno funzionato e sappiamo quindi che stiamo facendo del nostro meglio per trovare una soluzione più efficace. Mi rendo conto che il tutto può sembrare un colossale arrampicamento sui vetri, ma non è così: è solo la condivisione di un’esperienza, alla ricerca della verità. E spero che serva ad altri.