E poi si lamentano

Premessa: mi piacerebbe esistessero vaccini senza controindicazioni, ma non esistono e io sono quindi favorevole alle vaccinazioni, perché il rapporto rischio/beneficio è migliore che stare senza vaccino. Sono però contrario al fatto che siano obbligatorie.

Altra premessa: NON sono favorevole a qualsiasi vaccino, ma solo a quelli per le malattie più pericolose; ritengo comunque che ognuno sia libero di spararsi nelle vene qualsiasi cosa desideri, a sue spese, anche pecuniarie, compresi i vaccini per l’influenza dei coccodrilli della Tasmania. Basta che non obblighino me.

Ulteriore premessa: i miei figli sono tutti vaccinati da prima che fosse obbligatorio, tranne mia figlia più grande, che non ha fatto il richiamo del morbillo, in quanto da piccola ha avuto una reazione allergica ad una molecola presente nel vaccino del morbillo.

Ultima premessa: di shock anafilattico si può morire e la scelta di non fare a suo tempo il richiamo è stata del medico presso l’ambulatorio, non mia che sono ignorante in materia.

Fatte queste premesse, passo a raccontare la mia storia di oggi. Su indicazione della pediatra, visto il recente obbligo di vaccinazione e visto che mia figlia non ha il richiamo del morbillo, mi presento senza appuntamento all’ambulatorio di Pomaretto, dove somministrano le vaccinazioni, per chiedere informazioni su come muovermi riguardo alla vaccinazione di richiamo per mia figlia, ora obbligatoria.

Trovo un cretino medico che, prima ancora di sapere come mai fossi lì, notando che non avevo figli al seguito, mi apostrofa con un «qui non diamo informazioni, non abbiamo tempo, siamo qui per fare vaccini».

Gli faccio notare che sono lì su indicazione della pediatra ed il demente medico mi risponde che la pediatra non può mandarmi lì a chiedere informazioni, come se di questo la colpa fosse mia.

Prima di essere buttato fuori dalla stanza, lo interrompo e dico “mia figlia potrebbe essere allergica”. A quel punto il mentecatto medico deve aver capito che la situazione meritava almeno attenzione scientifica, se non un minimo di buona educazione che a quanto pare, una volta laureati in medicina, diventa opzionale.

Si convince quindi a darmi quelle poche informazioni che avrebbe potuto darmi gentilmente fin dall’inizio, sprecando meno del suo prezioso tempo, ovvero “telefoni a Pinerolo a questo numero e chieda di me”.

Inutile dire che a Pinerolo ho certamente telefonato, ma mi sono ben guardato dal chiedere di lui.

Ora però una domanda mi sorge spontanea: perché sto facendo tutto questo? Perché qualche mente illuminata ha pensato bene di istituire l’obbligo a determinate vaccinazioni, ma io stavo bene anche prima. In particolare stavo meglio questa mattina fino alle 9, prima che un coglione medico mi trattasse a pesci in faccia solo perché cerco di salvaguardare la salute, e la vita, di mia figlia.

Andare da un medico, per qualsivoglia ragione, dovrebbe essere un’esperienza umana addirittura più piacevole che andare da un prete, perché il medico, oltre ad essere lì per salvarti, non ti dice che ti salva solo se la pensi come lui. Fa quel che può per salvarti e basta, senza se e senza ma.

Sarei così tanto nel torto se mandassi a cagare tutti quanti e decidessi che se vogliono la documentazione del perché mia figlia non ha il richiamo del morbillo, hanno solo da venirsela a prendere?

E poi si lamentano se c’è gente che non vuole fare i vaccini…

P.S. scriverei volentieri anche il nome e cognome del deficiente medico, ma non ho voglia di affrontare una citazione per diffamazione, visto che la meritata diffamazione sarebbe esattamente il mio obiettivo in questo caso, ma sarebbe la mia parola contro la sua e sono convinto che tale microcefalo medico non ci penserebbe due volte.

Omeopatia ed ignoranza

Il titolo dice già tutto, ma non basta a spiegare il mio punto di vista, che, a dispetto del titolo, credo non sia condiviso da molti, nè fra quelli che ritengono che l’omeopatia sia solo un buon affare, nè fra quelli che pensano invece che sia la medicina del futuro.
Partiamo dal dato inattaccabile che i cosiddetti rimedi omeopatici non contengono assolutamente nulla, per quel che ne sappiamo. Quando dico nulla, intendo nulla di curativo. Se ingerite dei globuli di qualsivoglia rimedio omeopatico, sate mangiando pastigliette di puro e semplice zucchero.
Chi difende l’omeopatia vi dirà che quei globuli non contengono nulla di osservabile con gli strumenti che oggi abbiamo, ma che in realtà quello zucchero, grazie al modo in cui viene preparato, ha delle proprietà curative potentissime che, se vogliamo parlare di scienza, agiscono a livello subatomico, quindi non sono osservabili sistematicamente. È inutile che prepariate un vetrino con i globuli di un rimedio omeopatico e lo passiate al microscopio elettronico (lo so, non serve un classico vetrino per quel microscopio): non ci troverete null’altro che zucchero, questo ve lo dice anche chi difende l’omeopatia. È pure inutile mettere una pastiglietta dentro l’acceleratore del CERN, perché qualsiasi cosa osserveremo, sarà il risultato di una perturbazione tale del sistema che non corrisponderà minimamente alla pastiglietta, prima che fosse messa nell’acceleratore (lo so, non ci si mette una pastiglietta a centrifugare nell’acceleratore, per fortuna non mi chiamo Mariastella…).
I detrattori dell’omeopatia e difensori dei metodi della medicina ufficiale vi diranno invece che qualsiasi cosa contengano i rimedi omeopatici, pur assumendo che contengano qualcosa di non osservabile in quanto subatomico, nella pratica non funziona, perché al test doppio cieco i rimedi omeopatici totalizzano lo stesso punteggio del placebo (cioè le pastigliette di zucchero vere e proprie, non quelle omeopatiche, ma quelle preparate senza alcun procedimento particolare). In altre parole, la loro tesi è che se guarisci con l’omeopatia, saresti guarito comunque non prendendo nulla.
Infine ci sono io e quelli come me che l’omeopatia l’hanno provata, su sé stessi e sui propri figli ed hanno provato anche la medicina ufficiale, sempre su sé stessi e sui propri figli. Io costituisco un campione assolutamente parziale, troppo piccolo e troppo coinvolto nell’esperimento per poter essere considerato affidabile, quindi qualsiasi cosa io dica, dal punto di vista scientifico, e soprattutto medico, non ha alcun valore: chi legge lo tenga presente. Ha però un valore dal punto di vista culturale, dell’esperienza fatta e comunicata. Fin che si può comunicare, approfittiamone.
Mia figlia, a 3 anni, ha avuto sei tonsilliti nell’arco di un anno. Significa che ha subìto cinque cicli di antibiotici nell’arco di un anno. La pediatra, all’ultimo ciclo prescritto, che avrebbe dovuto essere il sesto, ci ha detto che quello sarebbe stato l’ultimo e che se si fosse ripresentata la tonsillite, l’unica soluzione sarebbe stata la tonsillectomia, cioè l’asportazione chirurgica delle tonsille.
Su consiglio di un amico, abbiamo provato, sotto la nostra responsabilità, a non darle l’ultimo ciclo di antibiotici prescritto ed a darle invece una fiala di Echinacea Compositum ed una di Limphomyosot al giorno, non diluite, a stomaco vuoto. La tonsillite è passata e non si è più ripresentata per un anno e mezzo. Dopo un anno e mezzo abbiamo ripetuto la cura omeopatica e la tonsillite è di nuovo passata, questa volta per sempre. Ora mia figlia ha dodici anni ed entrambe le tonsille al loro posto.
Cosa ha fatto guarire mia figlia? Non lo so, ma mi sono fatto una mia idea.
L’idea è che l’omeopatia serva, ma non dal punto di vista chimico o subatomico. Mi spiego. Gli antibiotici sono utili nel breve termine, ma inutili nel medio termine e dannosi nel lungo, ragion per cui se si lascia che il sistema immunitario lavori per conto proprio si ottengono risultati più lenti (il mal di gola passa in quattro giorni invece che due), ma più stabili (il mal di gola non torna il mese successivo). Naturalmente se si lascia che sia il sistema immunitario a lavorare da solo, si hanno meno garanzie che la malattia si risolva: potrebbe invece aggravarsi. Veramente lo stesso potrebbe accadere anche dando l’antibiotico, ma il rapporto rischio beneficio sembra essere a favore del farmaco, e sicuramente lo è nel breve termine (pochi giorni).
Il problema è che se si ha un figlio con il mal di gola ed il mondo scientifico ti dice che per curarlo devi dargli un antibiotico, se tu non gli dai l’antibiotico vieni visto come uno che non si occupa della salute dei propri figli, con possibili conseguenze anche penali. D’altra parte anche tu come genitore sei tranquillo se sai di aver fatto il possibile ed anche qualcosa in più per curare i tuoi figli: non è pensabile vedere un figlio che soffre e non fare nulla, sarebbe innaturale, nessun genitore sano di mente si sentirebbe a posto ignorando la sofferenza dei propri figli. Qualcosa devi fare per vivere serenamente, per non portare il peso della responsabilità di un eventuale peggioramento della salute. Ecco dove l’omeopatia entra in gioco. In realtà con i rimedi omeopatici non facciamo assolutamente nulla (per quel che ne sappiamo dal punto di vista scientifico), ma c’è la possibilità teorica che effettivamente i rimedi omeopatici abbiano un efficacia oggi non dimostrabile con il metodo scientifico, in quanto il test del doppio cieco, se l’omeopatia funziona veramente così come io ipotizzo, inquinerebbe esso stesso il procedimento e sarebbe esso stesso un test non adatto a verificare l’efficacia dei rimedi omeopatici.
La mia ipotesi quindi è che l’omeopatia agisca a livello psicofisico meglio del placebo quando usata all’interno di un gruppo di persone in relazione affettiva di qualche tipo. Il nostro sistema immunitario è suscettibile allo stress, questo credo che sia condiviso anche dal mondo della medicina ufficiale. Se io papà “curo” mia figlia, indipendentemente da cosa uso per curarla, ma so che sto facendo il meglio che posso fare per lei, creo attorno a lei, in famiglia, un ambiente tranquillo e sereno. Mia moglie, che magari nel frattempo non si è occupata molto di interazioni subatomiche, ma si è comunque preoccupata di trovare qualcosa che funzionasse meglio degli antibiotici e che non portasse al tavolo del chirurgo, allo stesso modo sa che sta facendo il possibile e qualcosa in più. Non siamo certi che la cura funzionerà, ma siamo certi che gli antibiotici, sul lungo termine, non hanno funzionato e sappiamo quindi che stiamo facendo del nostro meglio per trovare una soluzione più efficace. Mi rendo conto che il tutto può sembrare un colossale arrampicamento sui vetri, ma non è così: è solo la condivisione di un’esperienza, alla ricerca della verità. E spero che serva ad altri.

Il gender ed il medioevo

Ricevo oggi via email questo opuscolo. Riporto qui la mia risposta agli amici del gruppo famiglie (che peraltro frequento volentieri) da cui l’ho ricevuto.

EDIT: il gruppo famiglie che frequento è un gruppo di persone cattoliche che nulla ha a che vedere con il forum delle associazioni familiari dell’Umbria (ovvero con gli autori del volantino). Ho ricevuto il volantino in quanto mi è stato girato da qualcuno del gruppo che a sua volta lo ha ricevuto da qualcuno di RnS. Dopo aver scritto questo post mi sono informato sull’identità degli autori: una lista politica, che, ovviamente, fa della lotta al gender uno strumento di propaganda elettorale. Nessuna pretesa di indicare un cammino educativo quindi da parte degli autori, ma solo una pretesa di moralità, strumentalizzata ai fini elettorali. Resta viva più che mai la necessità di verificare con attenzione le fonti e di non diffondere qualsiasi cartigienica solo perché sembra ricalcare certi ideali. E mi riferisco a RnS.

Posto che non sono ancora riuscito a farmi un’opinione in merito, perché le basi scientifiche mancano da ambo le parti e quelle filosofiche/religiose sono sostanzialmente legate alle convinzioni personali (almeno per quello che è la mia conoscenza della materia), per cui uno può ritenere corretto il pensiero di un filosofo o l’insegnamento di un particolare credo, mentre altri possono avere idee diametralmente opposte e ciò nonostante avere buone motivazioni a sostegno, resta il fatto che, pur dando per scontato, per partito preso, che l’ideologia cattolica sia quella corretta, questo modo di agire non può che danneggiare i nostri figli.

Mi spiego: chiudere i figli sotto una campana di vetro per evitare che sentano le idee che a noi non piacciono (tipo tenerli a casa da scuola durante eventuali lezioni sul gender tenute da gente che non la pensa come noi), è un atteggiamento bigotto, dannoso e diseducativo. Folle per dirla in una parola. Invitare altri genitori a seguire una pratica tanto ottusa quanto medioevale in nome di una religione che dovrebbe renderci liberi non ha prezzo, ma verso il basso. Capisco che spesso si compiano delle azioni sulla scia delle mode, senza stare a pensarci troppo e fidandosi della valutazione che altri a noi
vicini hanno dato di tali azioni, ma ritengo doveroso usare anche il proprio cervello quando gli argomenti di cui si parla sono tanto delicati.

Se i nostri figli la teoria del gender non la sentono a scuola, la sentiranno comunque in tv. Se spegniamo la tv, la leggeranno su internet. Se stacchiamo internet, la sentiranno dagli amici. Gli impediamo di vedere gli amici?

Si lo so cosa mi direte, la scuola ha un ruolo diverso dagli amici o dalla tv. Bene, anche noi genitori abbiamo un ruolo diverso ed è nostro preciso compito, prima ancora che un compito della scuola, educare i nostri figli. Mettersi a fare una crociata contro le idee degli altri, invece di mettersi a tavolino a discuterne, è diseducativo. Se abbiamo paura che le idee degli altri possano inquinare i nostri figli, significa che non crediamo abbastanza nelle nostre. Significa che dentro di noi pensiamo di avere armi spuntate. E significa quindi che dovremmo metterci in discussione.

Il modo migliore di reagire alla teoria del gender, sempre dando per scontato che sia da combattere, è proporre incontri sulla visione cattolica, non cercare di oscurare quelli sulla teoria del gender. Abbiamo forse paura di dire come la pensiamo? O forse il problema è che non siamo abbastanza preparati sulla nostra religione da essere in grado di sostenere le nostre idee? E se così fosse (ovvero so che così è), come possiamo sostenere le nostre idee se nemmeno noi sappiamo perché le abbiamo?

No, non terrò a casa i miei figli da scuola e non manderò raccomandate ai dirigenti scolastici intimando di tornare nel medioevo. Cercherò piuttosto di dare ai miei figli le basi per farsi una loro opinione, qualunque essa sia, purché sia un’opinione che si sono fatti loro, con il loro cervello e non con il cervello preso in prestito da altri, siano “altri” i docenti o siano gli amici.

Con immutata stima verso tutti voi.

Lucio.

Il doposcuola Villar. Grazie.

“Il Doposcuola Villar” cresce. Lo fa in silenzio, e per questo è una grande gratificazione. È un piacere vedere che i volontari, che ringrazio sentitamente, dedicano il loro tempo ai bambini anche se tutto ciò non fa guadagnare loro neppure un po’ di popolarità fra i loro amici. Lo fanno per passione. Lo fanno per i bambini. Non cercano alcun tornaconto materiale. Non voglio nominare qui i volontari, loro sanno che io li ringrazio e sanno che i bambini li ringraziano. La scuola, pur nel suo intrinseco immobilismo calato dall’alto, tipico di quando la si pensa come un’istituzione, è fatta di persone: i docenti sono persone che hanno a cuore i nostri bambini ed anche loro ringraziano i volontari del doposcuola. Lo so che lo fanno, so anche che i docenti considerano il doposcuola un’iniziativa importante: lo so perché me l’hanno detto, forse senza accorgersene, ma me l’hanno detto. In particolare me lo hanno detto ieri, al telefono, mentre mi chiedevano se ci fosse la possibilità di inserire nel progetto doposcuola un nuovo bambino di prima elementare: il modo migliore di dire grazie, anche se fosse un grazie inconsapevole, è chiederci di continuare e di aumentare la nostra attività.

Noi vogliamo raccogliere questa sfida, la crescita. Speriamo di aiutare i bambini a crescere e nel frattempo impariamo a crescere anche noi. Il doposcuola cresce non grazie alla pubblicità, che non facciamo, non grazie ai soldi, che non abbiamo, né grazie al tornaconto, che non c’è.

Il doposcuola cresce grazie alla sua utilità, che si pubblicizza da sola, grazie alla qualità del servizio, che non ha bisogno di soldi e grazie, soprattutto, al tempo che i volontari dedicano ai bambini.

Aiutaci a crescere. Aiutati a crescere. Aiutali a crescere. Dedica un po’ del tuo tempo al doposcuola. C’è un bambino, di prima elementare, che ha bisogno di un aiuto per imparare l’alfabeto ed i numeri. È il motivo per cui scrivo, il motivo per cui ieri ho ricevuto la telefonata dalla scuola di Villar. Se hai letto fino a qui, sicuramente sei in grado di aiutarlo. Contattami, ti darò tutti i dettagli.

Grazie a tutti quelli che hanno letto, grazie ai volontari, grazie al Comune di Villar Perosa, grazie alla scuola, grazie ai genitori dei bambini che si fidano di noi.

Grazie a te che hai appena deciso di far parte di questo piccolo grande progetto.