Adorazione, venerazione e confusione.

Oggi mi va di parlare di religione. Per chi non lo sapesse, sono cattolico, di quei cattolici che se ne vedono pochi. Cosa significa? Prima di tutto, significa che vado regolarmente a messa e già questo basterebbe a ridurre drasticamente il numero dei cattolici simili a me. Tuttavia c’è altro che fa di me un cattolico di nicchia, di minoranza, quindi ve ne dico un’altra: leggo la bibbia.

Scommetto che a questo punto siate convinti che di cattolici così in effetti ce ne siano pochi, ma in realtà vi sbagliate. Sì, la percentuale è bassa, ma il valore assoluto, ovvero il numero effettivo di cattolici che vanno a messa e leggono la bibbia, è sufficientemente alto da riuscire a trovarne sempre alcuni in tutte le parrocchie, piccole o grandi che siano, anche a prescindere da sacerdoti e diaconi. Io stesso conosco almeno altre quattro persone nella mia parrocchia che, come me, vanno regolarmente a messa e leggono regolarmente la bibbia. Si tenga conto che io vivo in una parrocchia di circa 4000 abitanti e non li conosco certo tutti.

C’è dunque ancora altro che mi rende un cattolico atipico. Suono la chitarra in chiesa. Ok, questa non vale, suonare la chitarra non è una caratteristica legata alla propria fede e se dovessimo elencare tutte le caratteristiche che mi contraddistinguono, ma che nulla hanno a che vedere con la religione, ovviamente finirei per essere l’unico. In fondo di Lucio Crusca ce n’è uno solo, indipendentemente dal fatto che sia cattolico oppure no. Tuttavia l’ho citata per far capire il tipo di cattolico che mi piace essere. Mi piace essere attivo nella mia comunità e fare qualcosa per sentirmi parte della comunità. Così in effetti il cerchio si stringe ulteriormente.

Sto scrivendo questa roba per far notare a tutti quanto sono bravo? Ovviamente no, anzi, proprio il contrario. Quello che mi rende atipico è il fatto che, pur vivendo da cattolico impegnato, sono fortemente critico nei confronti della Chiesa Cattolica Romana. Forse critico al punto da meritare la scomunica. E non intendo dire che accuso la Chiesa per le crociate o per i preti pedofili. Quelli sono errori umani, deprecabili quanto volete, ma non intaccano le basi teologiche su cui la Chiesa si fonda.
Io credo che la Chiesa sbagli fondamentalmente nell’interpretazione della scrittura. In realtà io non dico nulla di nuovo, quasi tutto ciò che dico sono cose che altri prima di me hanno già detto ed il resto (poco) che aggiungo io non è supportato da studi di teologia che purtroppo mi mancano.

Il punto però è che quelle stesse critiche, mosse da chi come me è dentro la Chiesa e la vive, hanno una valenza diversa. Si potrebbe pensare che io sia attivo nella mia comunità solo per guadagnarmi il diritto di criticare la Chiesa da dentro. Non è così. Io sono attivo nella mia comunità per una ragione ben precisa e diversa: ritengo che la proposta educativa e di stile di vita, di regole di convivenza, della Chiesa Cattolica Romana sia la migliore che abbiamo a disposizione qui in Italia. Al netto delle elucubrazioni teologiche, di cui parlerò dopo, resta il fatto che le comunità parrocchiali sono ambienti accoglienti, positivi ed in ultima analisi irrinunciabili per poter essere il sale della terra. Senza nulla togliere alle comunità di altre Chiese non cattoliche, che conosco poco, ma che, probabilmente, sono altrettanto valide, resta il fatto che il territorio in cui vivo è un territorio prevalentemente cattolico. Avrei l’alternativa della Chiesa Valdese, ma anche in quel caso avrei delle critiche da muovere non di poco conto, quindi tanto vale giocarsela qui, nella Chiesa Cattolica Romana, dove il Signore mi ha messo.

Chiarito che sono cattolico, perché mi piace vivere da cattolico e non il contrario, passiamo a quel che invece non mi piace. Non mi piace studiare a memoria, io devo capire quel che leggo. Se non lo capisco, insisto fino a quando qualcuno non me lo spiega. E se nessuno me lo spiega, cerco io la spiegazione da solo e non mi do pace fino a quando non la trovo. Partiamo dagli undici comandamenti (che poi forse sono dodici o tredici, ma di certo non solo dieci):

  1. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza
  2. Amerai il prossimo tuo come te stesso
  3. Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù. Non avere altri dèi di fronte a me.
  4. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. […]
  5. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
  6. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio […]
  7. Onora tuo padre e tua madre […]
  8. Non uccidere.
  9. Non commettere adulterio.
  10. Non rubare.
  11. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
  12. Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo

Ho numerato il primo comandamento che ho elencato con -1 per poter essere in cima alla lista e poter mantenere per gli altri la loro numerazione classica. Per lo stesso motivo il secondo è numerato con il numero zero. Questi due ce li ha dati Gesù quando gli è stato chiesto quale fosse il comandamento più importante, per cui li ho voluti mettere in cima alla lista. Ciò ovviamente non significa che io creda che gli altri dieci siano in ordine di importanza, in quanto sono tutti ugualmente importanti.

Faccio notare, a scanso di equivoci, che questi comandamenti li ho copiati tali e quali da Mc 12, 29-31 ed Esodo 20, 2-17, dalla Bibbia di Gerusalemme, edita dalla EDB, che è una delle maggiori case editrici cattoliche italiane, quindi non è che io abbia usato traduzioni non approvate o cose simili. Ho solo tralasciato alcune parti, dove ho messo […], in quanto non fanno cambiare il senso dei comandamenti, né di questo mio discorso.

Iniziamo col dire che tradizionalmente si parla di dieci comandamenti, ma se si contano anche i due dati da Gesù, diventano dodici. Tuttavia il primo dato da Gesù ed il primo riportato da Mosè sono abbastanza simili fra loro. Di certo quello dato da Gesù pone l’accento sull’amore per Dio, aspetto assente nel primo comandamento del decalogo, ma per il resto coincidono, quindi potremmo, di due, farne uno e considerare solo quello dato da Gesù. La Chiesa Cattolica Romana, da Sant’Agostino (IV secolo d.C.) in avanti, suddivide poi l’ultimo in due separati, ovvero “Non desiderare la donna d’altri” e “Non desiderare la roba d’altri”. Così potremmo dire che invece di dodici, siano tredici, o, invece di undici, dodici. Si può però anche pensare che il secondo ed il terzo comandamento del decalogo siano efficacemente riassunti dal primo comandamento di Gesù.

Pare che la Chiesa Cattolica infatti consideri il secondo del decalogo, ma solo quello, efficacemente espresso altrove, tanto che di fatto stralcia il secondo comandamento del decalogo dal catechismo (se ben vi ricordate, quel secondo comandamento a catechismo non ce l’hanno mai insegnato).

Infine il secondo comandamento di Gesù permea, riassume e valorizza quelli dal terzo al decimo del decalogo, rendendoli quasi inutili, se non per dettagliare esempi di come mettere in pratica quel secondo comandamento di Gesù, cioè l’amore per il prossimo. È importante conoscerlo, ma ai fini pratici, è ridondante e non ci dice esplicitamente cosa fare, quindi non lo si studia come facente parte di quell’elenco, che è un po’ la lista dei promemoria del buon cristiano.

Ora entriamo nel nocciolo della questione, ovvero quel secondo comandamento eliminato dal catechismo. Ripeto, come molti di voi già sanno, non sono cose che dico io per primo, sto solo cercando di farne un riassunto per esprimere il mio pensiero, che verrà dopo. Quel secondo comandamento dice che non dobbiamo farci idoli, cioè immagini di cose nel cielo o sulla terra o sotto terra e non dobbiamo prostrarci davanti a quelle immagini (tanto che le abbiamo fatte noi, quanto che ce le troviamo davanti fatte da qualcun altro, altrimenti non si spiegherebbe a cosa potremmo prostrarci, non avendole create noi in prima battuta). In qualche modo la Chiesa qui potrebbe essere in contraddizione. Chiaramente le immagini di ciò che è in cielo e sulla terra la Chiesa se le fa eccome, ma non credo che ciò rappresenti il vero problema. Il senso del comandamento è spronare il fedele a credere solo in Dio, a non farsi altri idoli o falsi dei, e, perfettamente in linea con lo stile narrativo del resto del decalogo, anche questo comandamento elenca una serie di cose pratiche da fare e da evitare. La cosa importante è però capire il significato di questo secondo comandamento. Ovviamente non parla solo di quadri e vitelli d’oro. Quelli sono esempi e sono oggetti inanimati. Il problema non è possedere quegli oggetti, ma, eventualmente, l’uso che si fa di tali oggetti. Al tempo di Mosè il gioco del calcio ancora non esisteva, ma questo sport, anche se è arrivato dopo, è cosa buona. Tuttavia vivere in funzione della partita di calcio della domenica fa diventare il calcio un idolo. Giocare a calcio per socializzare, per divertirsi, per restare in salute, per crescere assieme e senza dimenticare Dio è cosa buona, ma esiste una scala di valori e Dio è al primo posto. E così via.

Dire però che “la Chiesa” ha fatto qualcosa è un po’ generico. Chi esattamente ha dato origine a questa suddivisione dei dieci comandamenti usata nell’attuale catechismo, dove il secondo comandamento non c’è più? Ovviamente sempre Sant’Agostino, che, avendo suddiviso l’ultimo in due, doveva far quadrare i conti e unificarne altri due in uno solo, per raggiungere il totale di dieci. O, se preferite, ha prima deciso di accorpare il secondo nel primo e poi suddiviso l’ultimo in due per la quadratura. Per quale motivo lo ha fatto? Non sarebbe stato più semplice lasciare tutto così com’era? Difficile dirlo: storicamente sappiamo che Sant’Agostino non era particolarmente affezionato alla lingua greca e quindi probabilmente leggeva la Bibbia in una sua traduzione latina. Da lì ad interpretare il testo in modo forse non propriamente fedele all’originale il passo potrebbe essere breve, anche se involontario.

Il problema quindi non è che la Chiesa abbia eliminato questo secondo comandamento, ritenendo (magari anche a ragione) il primo abbastanza chiaro da non lasciare dubbi. Il problema è che, nell’eliminare questo secondo comandamento dal catechismo, pare abbia dimenticato che in realtà sulla Bibbia esiste ed ha un significato più ampio. Vediamo il perché, con il solito discorso, ormai trito e ritrito, dell’adorazione di Gesù e della venerazione di Maria e dei santi. Adorare e venerare corrispondono a cose diverse, o almeno questo è quello che la Chiesa sostiene. Secondo il Treccani sono sinonimi, ma io, anche volendo difendere la posizione cattolica, non posso entrare nel merito della differenza del significato dei due termini, perché, per quanto io legga vari testi che lo descrivono, io non riesco a capirlo. Attenzione però, non è che io sia completamente stupido e non capisca la differenza filosofica fra i due termini. Quello che non capisco è in che modo, in pratica, siano differenti. La religione cristiana è molto concreta, ci parla della vita di tutti i giorni, ci dice esattamente cosa fare e non fare, ci parla addirittura di sessualità nel matrimonio, nonostante i preti siano chiamati al celibato ed all’astinenza. Se dunque per adorare devo prostrarmi e pregare, cosa devo fare (o non dovrei fare) per venerare?

Non ho la risposta ufficiale, ma, essendo io un cattolico attivo nella mia comunità, so cosa si fa, in pratica, quando ci si trova a venerare Maria. Ci si prostra e la si prega. La si prega di intercedere. La si prega di donarci il Signore Dio, frutto del suo seno. Nella realtà dei fatti, al netto delle sfaccettature dei possibili significati teologici del verbo “venerare”, la si adora allo stesso identico modo di Dio stesso. Non si rispetta quindi il secondo comandamento del decalogo, che non compare nel catechismo della Chiesa Cattolica. Quand’anche la venerazione fosse praticamente diversa dall’adorazione, non vedo in che modo potrebbe essere ammessa dal secondo comandamento del decalogo. Si consideri poi che, nel caso di Maria, non si parla di “semplice” venerazione (le virgolette sono d’obbligo) come per gli altri santi, ma di ipervenerazione, che è una sfaccettatura ancora meno distinguibile, all’atto pratico, che si pone un po’ più su della venerazione. Infatti Maria è detta santissima e senza peccato, nemmeno il peccato originale. Fra le feste di precetto, durante l’anno, abbiamo ben tre appuntamenti completamente dedicati a Maria:

  1. 1 gennaio, Maria Santissima Madre di Dio
  2. 15 Agosto, assunzione di Maria in cielo
  3. 8 Dicembre, Immacolata Concezione

Cosa si festeggi a capodanno, dal punto di vista teologico, mi sfugge. Al momento non ho basi teologiche sufficienti a capire il significato della festa. Voglio dire, Dio si è fatto uomo e nel farlo doveva per forza nascere da una donna, altrimenti non sarebbe stato uomo come tutti noi. La cosa straordinaria qui è che Dio si sia fatto uomo, non che sia nato da una donna. Ciò nonostante la festa è dedicata a Maria, invece che a Dio fatto uomo. Dio fatto uomo, ovvero il concepimento verginale di Gesù, detto anche Annunciazione, ricorre il 25 marzo, ma non è una solennità di precetto e se cade in quaresima, di domenica, la si rimanda (pare che la penitenza sia più importante), tanto per essere sicuri che quasi nessuno sappia di tale festa.

Il 15 Agosto ricorre l’assunzione di Maria in cielo, anima e corpo. Secondo la Chiesa nessun altro santo o martire cristiano è stato assunto in cielo anima e corpo, solo Maria. L’unica altra persona a salire in cielo anima e corpo è stato Gesù, ovvero Dio stesso. Tuttavia la Chiesa non adora Maria come si fa solo con Dio, la venera solamente. A difesa della Chiesa Cattolica, va detto che in realtà l’assunzione di Maria in cielo non è negata dalla maggioranza delle altre chiese, protestanti a parte, anche se poi solo per i cattolici è un dogma. E va anche detto che l’assunzione di Maria anima e corpo è diretta conseguenza logica dell’Immacolata Concezione. Nella Bibbia, però, nulla si dice a riguardo dell’assunzione di Maria in cielo anima e corpo e in realtà nulla si dice neppure dell’Immacolata Concezione. Abbiamo quindi le stesse prove che sia andata realmente così, come quelle a sostegno della teiera di Russell, che potrebbe essere veramente là, in orbita, fra Terra e Marte, da qualche parte, tranne che nessuno l’ha mai vista. Si noti che il dogma di Maria assunta in cielo anima e corpo esiste solo a partire dal 1950. E solo grazie ad un altro dogma, cioè l’infallibilità papale, su cui, se non l’ho già fatto, prima o poi scriverò un’altra digressione.

Infine (dal punto di vista del calendario) l’8 Dicembre è la solennità dell’Immacolata Concezione. Non è da confondere con il concepimento verginale, a cui accennavo prima. Questo dogma ci dice che Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal momento del suo concepimento (non verginale, in quanto trattasi di normale concepimento avvenuto fra Anna e Gioacchino, genitori di Maria e nonni di Gesù). Come accennato sopra, la Bibbia non ne parla, ma la Chiesa Cattolica ne ha fatto un dogma, naturalmente stando ben attenta a non adorare Maria, ma solo a venerarla.

Si noti che il dogma dell’Immacolata Concezione, così come tutti gli altri dogmi, non sono delle nuove verità di fede calate dall’alto, ma sono solo il riconoscimento ufficiale di verità di fede preesistenti nella Chiesa, per tradizione. E da dove inizia questa tradizione mariana? Stando agli scritti pervenutici, alcuni accenni ci sono fin dagli inizi del II secolo d.C., ma il primo ad influenzare in modo decisivo la tradizione con un culto marcatamente mariano (anche se probabilmente giustificato dalla sua propaganda anti manicheismo) è stato sempre lui, Sant’Agostino, che a questo punto sembra essere il fil rouge di tutti i miei dubbi.

Sant’Agostino non ha vissuto sempre da santo. Inizialmente era uno scavezzacollo dissoluto, una specie di teppista dei tempi antichi che se la spassava con i compagni di scuola mentre studiava a Cartagine. In seguito divenne seguace dei manichei, alla ricerca dei segreti della natura, tipo capire il perché le stelle si muovessero. Quando realizzò che neppure i manichei conoscevano i segreti della natura, disilluso, si convertì al cristianesimo, guidato da sua mamma (Santa Monica). Un fatto documentato della sua vita ci dice che era un vero cristiano e che merita sicuramente un riconoscimento da parte nostra: vendette tutti i suoi averi e donò il ricavato ai poveri, per poi andare lui stesso a vivere in povertà. Come già accennato, però, non era particolarmente attratto dalla lingua greca, nonostante l’avesse studiata. Questo, unito alla sua ricerca dei segreti della natura, ci suggerisce una predisposizione alla filosofia ed alle scienze, ma non una particolare predisposizione alla storiografia. Probabilmente leggeva solo testi in latino, sua madrelingua. Fra questi testi poteva esserci probabilmente anche qualche vangelo apocrifo, che, agli occhi del buon Agostino, poteva sembrare storicamente affidabile. Come per esempio il protovangelo di Giacomo, che si basa forse su tradizione orale o forse su notizie completamente inventate, è stato scritto almeno un secolo dopo la morte di Gesù e di Maria e riporta notizie sui genitori di Maria, quindi relative a fatti ancora antecedenti la nascita di Maria stessa. Un po’ come se oggi io mi mettessi a scrivere la vita di un mio trisavolo che non ho conosciuto, che 150 anni fa ha fatto qualcosa, basandomi sui racconti di mia mamma, che li ha sentiti da mia nonna, che a sua volta apprese le notizie da suo papà, che era il testimone diretto della vita di tale trisavolo, suo ulteriore padre. E tutto ciò nella migliore delle ipotesi.

Tutto questo ovviamente non ci dice nulla di preciso su Sant’Agostino, ma ci aiuta a capire il contesto in cui è nata la tradizione mariana nella Chiesa Cattolica e ci aiuta a capire anche perché i protestanti la rifiutino.

Ed ora il mio pensiero, che avevo promesso alcuni paragrafi addietro. Per quale motivo suono la chitarra a messa? Con tutti questi dubbi (e a dire il vero qui ne ho esposti solo alcuni), come posso coerentemente suonare un “Salve Regina”?

Vedete questi sono dubbi, per l’appunto, non risposte. Io non sono sicuro che la Chiesa sbagli e che quel che penso io sia la cosa giusta. Espongo i miei dubbi, perché forse così qualcuno un giorno mi darà le risposte. Nel frattempo la vita da cristiano cattolico è la migliore che ho a disposizione. Appuntamenti fissi per socializzare, per sentire una spiegazione delle scritture (prete permettendo) e per imparare ad essere tolleranti. Ambienti accoglienti per me e per i miei figli. Persone che non ti giudicano se dici che speri in Dio. Persone che ti fanno sentire parte di una comunità. Tutto questo, dove altro lo trovate, per di più gratis? La Chiesa Cattolica è divisa in due realtà: quella pratica delle parrocchie e quella teorica dei circoli teologici. Indipendentemente da eventuali vizi nell’interpretazione delle scritture, la parte pratica, cioè il risultato finale, è quella che per me vale di più.

Nobody Oracle

Now this is for real nerds only. And you need to know a bit of good music in order to understand the wit. Only less than 1% of people understand all the references in this song, but there’s a walkthrough for others at the end…

Music by Roger Waters (Pink Floyd)
Lyrics by me

I’ve got a linux black box with my programs in it
Got a bash, using twofish and a login
When I’m a good OP they sometimes throw me a like in.

I got elastic cloud keepin’ my sites on
Got those stolen source codes
I got thirteen panels that sit on the display to choose from
I’ve got unending nights
And I’ve got petabytes
I got amazing powers of the super cow
And that is how I know
When I try to get through
On the terminal to UEK
There’ll be no files in /home

I’ve got directory rwx perm.
And the inevitable enroll forms
All down the front of my favorite satin shirt.
I’ve got caffeine stains on my teeth.
I’ve got a mining pool and blockchain.
Got a grand keyboard to prop up Oracle remains.

I’ve got wild staring eyes
And I’ve got a strong urge to fry
’cause I got no heatsink on the CPU
Ooh…racle when I pick up the logs
there’s still no files in /home


Walkthrough (WARNING! Spoilers ahead!) :

I’ve got a linux black box with my programs in it
Got a bash, using twofish and a login
When I’m a good OP they sometimes throw me a like in.

I got elastic cloud keepin’ my sites on
Got those stolen source codes
I got thirteen panels that sit on the display to choose from
I’ve got unending nights
And I’ve got petabytes
I got amazing powers of the super cow
And that is how I know
When I try to get through
On the terminal to UEK
There’ll be no files in /home/…

I’ve got directory rwx perm.
And the inevitable enroll forms
All down the front of my favorite satin shirt.
I’ve got caffeine stains on my teeth.
I’ve got a mining pool and blockchain.
Got a grand keyboard to prop up Oracle remains.

I’ve got wild staring eyes
And I’ve got a strong urge to fry
’cause I got no heatsink on the CPU
Ooh…racle when I pick up the logs
there’s still no files in /home/…

Pillole di tolleranza

  • Un credente dice ad un ateo: «Uno di noi due ha ragione. L’altro finirà all’inferno.»
  • Un ateo dice ad un credente: «Uno di noi due ha ragione. Sono io.»
  • Un cattolico dice ad un protestante: «La chiesa cattolica è universale, devi capirlo per poterne far parte.»
  • Un protestante dice ad un ateo: «…ma vogliamo parlare dei cattolici?»
  • Un cattolico dice ad un altro cattolico: «Bisogna fare qualcosa perché la Chiesa si rinnovi». L’altro risponde: «Giusto, dobbiamo iniziare a frequentarla…»
  • Un protestante dice ad un altro protestante: «Pensa che la scuola pubblica in Italia esiste grazie a noi». L’altro risponde: «Sì, nessuno è perfetto…»
  • Un ateo dice ad un altro ateo: «Preghiamo Chuck Norris»

E poi si lamentano

Premessa: mi piacerebbe esistessero vaccini senza controindicazioni, ma non esistono e io sono quindi favorevole alle vaccinazioni, perché il rapporto rischio/beneficio è migliore che stare senza vaccino. Sono però contrario al fatto che siano obbligatorie.

Altra premessa: NON sono favorevole a qualsiasi vaccino, ma solo a quelli per le malattie più pericolose; ritengo comunque che ognuno sia libero di spararsi nelle vene qualsiasi cosa desideri, a sue spese, anche pecuniarie, compresi i vaccini per l’influenza dei coccodrilli della Tasmania. Basta che non obblighino me.

Ulteriore premessa: i miei figli sono tutti vaccinati da prima che fosse obbligatorio, tranne mia figlia più grande, che non ha fatto il richiamo del morbillo, in quanto da piccola ha avuto una reazione allergica ad una molecola presente nel vaccino del morbillo.

Ultima premessa: di shock anafilattico si può morire e la scelta di non fare a suo tempo il richiamo è stata del medico presso l’ambulatorio, non mia che sono ignorante in materia.

Fatte queste premesse, passo a raccontare la mia storia di oggi. Su indicazione della pediatra, visto il recente obbligo di vaccinazione e visto che mia figlia non ha il richiamo del morbillo, mi presento senza appuntamento all’ambulatorio di Pomaretto, dove somministrano le vaccinazioni, per chiedere informazioni su come muovermi riguardo alla vaccinazione di richiamo per mia figlia, ora obbligatoria.

Trovo un cretino medico che, prima ancora di sapere come mai fossi lì, notando che non avevo figli al seguito, mi apostrofa con un «qui non diamo informazioni, non abbiamo tempo, siamo qui per fare vaccini».

Gli faccio notare che sono lì su indicazione della pediatra ed il demente medico mi risponde che la pediatra non può mandarmi lì a chiedere informazioni, come se di questo la colpa fosse mia.

Prima di essere buttato fuori dalla stanza, lo interrompo e dico “mia figlia potrebbe essere allergica”. A quel punto il mentecatto medico deve aver capito che la situazione meritava almeno attenzione scientifica, se non un minimo di buona educazione che a quanto pare, una volta laureati in medicina, diventa opzionale.

Si convince quindi a darmi quelle poche informazioni che avrebbe potuto darmi gentilmente fin dall’inizio, sprecando meno del suo prezioso tempo, ovvero “telefoni a Pinerolo a questo numero e chieda di me”.

Inutile dire che a Pinerolo ho certamente telefonato, ma mi sono ben guardato dal chiedere di lui.

Ora però una domanda mi sorge spontanea: perché sto facendo tutto questo? Perché qualche mente illuminata ha pensato bene di istituire l’obbligo a determinate vaccinazioni, ma io stavo bene anche prima. In particolare stavo meglio questa mattina fino alle 9, prima che un coglione medico mi trattasse a pesci in faccia solo perché cerco di salvaguardare la salute, e la vita, di mia figlia.

Andare da un medico, per qualsivoglia ragione, dovrebbe essere un’esperienza umana addirittura più piacevole che andare da un prete, perché il medico, oltre ad essere lì per salvarti, non ti dice che ti salva solo se la pensi come lui. Fa quel che può per salvarti e basta, senza se e senza ma.

Sarei così tanto nel torto se mandassi a cagare tutti quanti e decidessi che se vogliono la documentazione del perché mia figlia non ha il richiamo del morbillo, hanno solo da venirsela a prendere?

E poi si lamentano se c’è gente che non vuole fare i vaccini…

P.S. scriverei volentieri anche il nome e cognome del deficiente medico, ma non ho voglia di affrontare una citazione per diffamazione, visto che la meritata diffamazione sarebbe esattamente il mio obiettivo in questo caso, ma sarebbe la mia parola contro la sua e sono convinto che tale microcefalo medico non ci penserebbe due volte.

Gofri al gorgonzola

Durante la festa di fine anno catechistico di alcuni anni fa, ebbi un’ispirazione “artistica”. Il canto “Servo per amore” mi era rimasto in testa:

Intanto, la festa con i gofri faceva da sottofondo. Ho sempre avuto grande stima per Pierpaolo, per il suo impegno di catechista, e credo che lui lo sappia, quindi era l’obiettivo perfetto per un amichevole scherzo.

Scrissi il testo da sovrapporre alle note di “Servo per amore” praticamente di getto, ma ci volle un ulteriore anno prima di potergliela cantare alla festa dell’anno successivo.

Ecco quindi a voi, riproposta nel giorno della festa di fine anno catechistico, l’opera in tutto il suo splendore.

Gofri al gorgonzola

(sulle note di Servo per amore)

Una coda di due ore
all'oratorio per mangiare
dovresti fare ma manca già
il rosso nelle botti vuote.
Ed il gofri che ti chiama
un altro poco ti sazierà
e sulle rime di 'sta canzone
altri gofri chiederai

  Gofri, la vita tua,
  come Pierpaolo ai piedi del bancone
  chiederai gofri alla pancetta
  gofri alla nutella
  gofri e gorgo per l'eternità.

Aspettavi nel silenzio
il tuo turno per i gofri
e la cassetta davanti a te
serve a metterci l'offerta.
Ora il cuore tuo è in festa
perché il tuo gofri biondeggia ormai
l'hai ordinato al gorgonzola
ma è finito e non lo sai...

  Gofri, la vita tua,
  come Pierpaolo ai piedi del bancone
  chiederai gofri alla pancetta
  gofri alla nutella
  gofri e gorgo per l'eternità.

La sassaiola del giovedì pomeriggio

Acqua dentro la tazza, una cascata schiumosa
ed il silenzio non previsto di un cielo stellato,
portano il cane ad interrogarsi sull’efficacia
dell’antizecca.

Banale direte voi, che poi non è semplice
dimostrare quanto la fretta del cucchiaio
possa intingere il desiderio di uno stipendio
nella prima luce del mattino.

E se non fosse reale? Ecco, la vecchia testimonia.
Il suono soave della grattugia
sveglia l’uccello e la pianta di ipecacuanha
verso un destino che non gli appartiene.

E piove.

Considerazioni da chi la pensa diversamente

Faccio alcune noiose, ma necessarie, premesse.

Una volta, da giovane, sentii dire da un prete che il cristiano non si ferma, ma è in continua ricerca della verità, in continua ricerca di Dio. Da allora mi sono sempre sentito legittimato a mettere in dubbio le mie convinzioni (e di conseguenza quelle degli altri) per il piacere di sapere, di scoprire e di fare un passo in più in questa ricerca della verità e di Dio: non so se il prete intendesse proprio questo, ma questa interpretazione a me calzava a pennello.

Come sapete mi piace fare l’avvocato del diavolo, ma lo faccio sempre e solo per scoprire il perché delle cose, per darmi una spiegazione a ciò che non so spiegare, non per il gusto di infastidire gli altri. Spero con questo di non infastidire nessuno, sappiate che non ho cattive intenzioni, cerco solo di capire da che parte sta la verità.

Una cosa che mi mette sempre in discussione è il fatto che, allo stesso modo in cui io cerco di capire, senza avere cattive intenzioni, anche tutto il resto del mondo cerca di capire. Lo fanno in buona fede i cattolici (di cui faccio orgogliosamente parte) e lo fanno in buona fede i protestanti. A loro modo forse un po’ invadente, ma lo fanno in buona fede anche i testimoni di Geova e tutti gli appartenenti ad altre religioni, financo gli atei e gli agnostici. Lo fanno in buona fede anche i cattolici che la pensano al 100% da cattolici. Allo stesso modo in cui io credo nelle mie convinzioni, allo stesso modo in cui io penso di aver raggiunto conclusioni sensate ed allo stesso modo in cui io penso di essere nel giusto, così anche i protestanti, i testimoni di Geova, gli atei pensano di essere nel giusto. Gli stessi cattolici più aderenti alla dottrina romana pensano sinceramente di essere nel giusto. Peccato che molti punti dei rispettivi pensieri siano diametralmente opposti fra loro ed inconciliabili, per cui qualcuno di noi sbaglia per forza. Chi lo dice che a sbagliare non potrei essere io? In fondo tutti gli altri pensano in buona fede di essere nel giusto esattamente come me, quindi non c’è nulla che conferisca alle mie convinzioni maggiori probabilità di corrispondere alla realtà.

Fatte queste premesse, incollo qui sotto il contenuto di una pagina trovata in giro per internet, scritta da un gruppo di credenti di varie provenienze, ma non cattolici. Stranamente, io sono cattolico, ma mi trovo d’accordo con quanto scritto da questi protestanti. Ancor più stranamente, partecipo periodicamente agli incontri locali dell’ADMA, e mi piace parteciparvi. Non sento mia il tipo di preghiera che si fa in quegli incontri, ma sento molto mia la comunità cristiana che mi accoglie e mi permette di partecipare a quegli incontri. È soprattutto per loro che ho scritto questo post, perché sono cose su cui ho tentato di chiedere lumi a loro, sono punti di vista che sento miei, ma non ho le basi teologiche per poterli esprimere, per sostenere la dialettica. Alla prima risposta che mi danno mi rendo conto di non avere nulla da ribattere, ma, cionondimeno, la risposta che mi danno non risponde ai miei perché.

Questa pagina esprime bene il mio punto di vista, perché non parla di teologia e filosofia, ma di pratica, anche se forse tende ad essere un po’ troppo critica nei confronti dei cattolici, da una parte perché fa di tutte l’erbe un fascio, dall’altra perché alla fine anche noi siamo persone con i nostri dubbi e le nostre debolezze, non siamo così arroccati e scontrosi come sembra descriverci l’autore o, almeno, io non lo sono e conosco altri cattolici che non lo sono. Il punto comunque non è chi ha ragione e chi no, ma è trovare assieme la verità o, quantomeno, cercare di avvicinarcisi il più possibile.

Cari amici dell’ADMA, io sono qui a chiedervi di spiegarmi il vostro punto di vista, che, a dire il vero, dovrebbe essere anche il mio, ma come sapete, per ora non è. Vi chiederei però, nel leggere le righe qui sotto, di non dare per scontato di essere per forza voi dalla parte del giusto, ma di mettervi in discussione, così come sto facendo io, che sono arrivato a pormi queste domande, proprio perché negli anni mi sono messo in discussione. Se, nonostante la buona volontà di confronto e di mettersi in discussione, sentite di avere le risposte giuste da darmi, vi prego di darmele, sarò ben felice di cercare di capirle per poterle fare mie in futuro.

Domanda: “L’adorazione dei santi o di Maria è biblica?”

Risposta: La Bibbia è assolutamente chiara sul fatto che dobbiamo adorare soltanto Dio. Nella Bibbia, gli unici esempi di qualcun altro che non sia Dio a ricevere adorazione sono i falsi dèi, che sono Satana e i suoi demòni. Tutti i seguaci del Signore Iddio rifiutano l’adorazione. Pietro e gli apostoli rifiutarono di essere adorati (Atti 10:25-26; 14:13-14). Gli angeli santi rifiutano di essere adorati (Apocalisse 19:10; 22:9). La risposta è sempre la stessa: “Adora Dio!”.

I cattolici romani tentano di “aggirare” questi chiari princìpi scritturali affermando che essi non “adorano” Maria o i santi, ma piuttosto che li “venerano” soltanto. Utilizzare una parola diversa non cambia l’essenza di ciò che si fa. Una definizione di “venerare” è “guardare con rispetto o riverenza”. Mai nella Bibbia ci viene detto di riverire qualcun altro che non sia soltanto Dio. Non c’è nulla di sbagliato nel rispettare quei cristiani fedeli che ci hanno preceduti (cfr. Ebrei 11). Non c’è niente di sbagliato nell’onorare Maria come madre terrena di Gesù. La Bibbia descrive Maria come “grandemente favorita” da Dio (Luca 1:28, ND). Allo stesso tempo, non c’è alcun insegnamento nella Bibbia di riverire quanti sono andati in cielo. Dobbiamo certamente seguirne l’esempio, ma non adorarli, riverirli o venerarli!

Quando sono costretti ad ammettere che essi, in realtà, adorano Maria, i cattolici affermano che essi adorano Dio attraverso di lei, lodando la creatura meravigliosa che Egli ha fatta. Maria, secondo loro, è la creatura più bella e meravigliosa di Dio e, lodandola, essi ne stanno lodando il Creatore. Per i cattolici, questo è analogo al rivolgere lodi a un artista lodandone la scultura o il dipinto. Il problema di questo è che Dio comanda esplicitamente di non adorarLo attraverso cose create. Noi non dobbiamo prostrarci e adorare alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra (Esodo 20:4-5). Romani 1:25 non potrebbe essere più chiaro: “Essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen”. Certo, Dio ha creato cose meravigliose e sorprendenti. Certo, Maria fu una donna santa che merita il nostro rispetto. No, noi non dobbiamo assolutamente adorare Dio “indirettamente” lodando cose (o persone) che Egli ha create. Far questo è apertamente idolatrico.

Il modo principale in cui i cattolici “venerano” Maria e i santi è pregandoli. Come mostra l’articolo successivo, pregare chiunque altro che non sia soltanto Dio è antibiblico: pregare i santi e Maria. Sia che Maria e/o i santi siano pregati sia che se ne chiedano le preghiere, nessuna di queste due pratiche è biblica. Pregare è un atto di adorazione. Quando preghiamo Dio, stiamo ammettendo che abbiamo bisogno del Suo aiuto. Rivolgere le nostre preghiere a qualcun altro che non sia Dio significa derubarLo della gloria che spetta soltanto a Lui.

Un altro modo in cui i cattolici “venerano” Maria e i santi è facendone statue e immagini. Molti cattolici usano le immagini di Maria e/o dei santi come “portafortuna”. Qualunque lettura veloce della Bibbia rivelerà che questa pratica è apertamente idolatrica (Esodo 20:4-6; 1 Corinzi 12:12; 1 Giovanni 5:21). Sfregare i grani del rosario è idolatrico. Accendere candele davanti a una statua o a un ritratto di un santo è idolatrico. Sotterrare un’immagine di san Giuseppe nella speranza di vendere la casa (e innumerevoli altre pratiche cattoliche) è idolatrico.

Il problema non sta nella terminologia. Che la pratica sia descritta come “adorazione” o “venerazione” o con qualunque altro termine, il problema non cambia. Ogniqualvolta attribuiamo qualcosa che appartiene a Dio a qualcun altro, questa è idolatria. La Bibbia non c’insegna mai a riverire, pregare, affidarci o “idoleggiare” nessun altro che Dio. Dobbiamo adorare soltanto Dio. La gloria, la lode e l’onore appartengono soltanto a Dio. Solo Dio è degno “…di ricevere la gloria, l’onore e la potenza…” (Apocalisse 4:11). Soltanto Dio è degno di ricevere il nostro culto, la nostra adorazione e la nostra lode (Neemia 9:6; Apocalisse 15:4).

Omeopatia ed ignoranza

Il titolo dice già tutto, ma non basta a spiegare il mio punto di vista, che, a dispetto del titolo, credo non sia condiviso da molti, nè fra quelli che ritengono che l’omeopatia sia solo un buon affare, nè fra quelli che pensano invece che sia la medicina del futuro.
Partiamo dal dato inattaccabile che i cosiddetti rimedi omeopatici non contengono assolutamente nulla, per quel che ne sappiamo. Quando dico nulla, intendo nulla di curativo. Se ingerite dei globuli di qualsivoglia rimedio omeopatico, sate mangiando pastigliette di puro e semplice zucchero.
Chi difende l’omeopatia vi dirà che quei globuli non contengono nulla di osservabile con gli strumenti che oggi abbiamo, ma che in realtà quello zucchero, grazie al modo in cui viene preparato, ha delle proprietà curative potentissime che, se vogliamo parlare di scienza, agiscono a livello subatomico, quindi non sono osservabili sistematicamente. È inutile che prepariate un vetrino con i globuli di un rimedio omeopatico e lo passiate al microscopio elettronico (lo so, non serve un classico vetrino per quel microscopio): non ci troverete null’altro che zucchero, questo ve lo dice anche chi difende l’omeopatia. È pure inutile mettere una pastiglietta dentro l’acceleratore del CERN, perché qualsiasi cosa osserveremo, sarà il risultato di una perturbazione tale del sistema che non corrisponderà minimamente alla pastiglietta, prima che fosse messa nell’acceleratore (lo so, non ci si mette una pastiglietta a centrifugare nell’acceleratore, per fortuna non mi chiamo Mariastella…).
I detrattori dell’omeopatia e difensori dei metodi della medicina ufficiale vi diranno invece che qualsiasi cosa contengano i rimedi omeopatici, pur assumendo che contengano qualcosa di non osservabile in quanto subatomico, nella pratica non funziona, perché al test doppio cieco i rimedi omeopatici totalizzano lo stesso punteggio del placebo (cioè le pastigliette di zucchero vere e proprie, non quelle omeopatiche, ma quelle preparate senza alcun procedimento particolare). In altre parole, la loro tesi è che se guarisci con l’omeopatia, saresti guarito comunque non prendendo nulla.
Infine ci sono io e quelli come me che l’omeopatia l’hanno provata, su sé stessi e sui propri figli ed hanno provato anche la medicina ufficiale, sempre su sé stessi e sui propri figli. Io costituisco un campione assolutamente parziale, troppo piccolo e troppo coinvolto nell’esperimento per poter essere considerato affidabile, quindi qualsiasi cosa io dica, dal punto di vista scientifico, e soprattutto medico, non ha alcun valore: chi legge lo tenga presente. Ha però un valore dal punto di vista culturale, dell’esperienza fatta e comunicata. Fin che si può comunicare, approfittiamone.
Mia figlia, a 3 anni, ha avuto sei tonsilliti nell’arco di un anno. Significa che ha subìto cinque cicli di antibiotici nell’arco di un anno. La pediatra, all’ultimo ciclo prescritto, che avrebbe dovuto essere il sesto, ci ha detto che quello sarebbe stato l’ultimo e che se si fosse ripresentata la tonsillite, l’unica soluzione sarebbe stata la tonsillectomia, cioè l’asportazione chirurgica delle tonsille.
Su consiglio di un amico, abbiamo provato, sotto la nostra responsabilità, a non darle l’ultimo ciclo di antibiotici prescritto ed a darle invece una fiala di Echinacea Compositum ed una di Limphomyosot al giorno, non diluite, a stomaco vuoto. La tonsillite è passata e non si è più ripresentata per un anno e mezzo. Dopo un anno e mezzo abbiamo ripetuto la cura omeopatica e la tonsillite è di nuovo passata, questa volta per sempre. Ora mia figlia ha dodici anni ed entrambe le tonsille al loro posto.
Cosa ha fatto guarire mia figlia? Non lo so, ma mi sono fatto una mia idea.
L’idea è che l’omeopatia serva, ma non dal punto di vista chimico o subatomico. Mi spiego. Gli antibiotici sono utili nel breve termine, ma inutili nel medio termine e dannosi nel lungo, ragion per cui se si lascia che il sistema immunitario lavori per conto proprio si ottengono risultati più lenti (il mal di gola passa in quattro giorni invece che due), ma più stabili (il mal di gola non torna il mese successivo). Naturalmente se si lascia che sia il sistema immunitario a lavorare da solo, si hanno meno garanzie che la malattia si risolva: potrebbe invece aggravarsi. Veramente lo stesso potrebbe accadere anche dando l’antibiotico, ma il rapporto rischio beneficio sembra essere a favore del farmaco, e sicuramente lo è nel breve termine (pochi giorni).
Il problema è che se si ha un figlio con il mal di gola ed il mondo scientifico ti dice che per curarlo devi dargli un antibiotico, se tu non gli dai l’antibiotico vieni visto come uno che non si occupa della salute dei propri figli, con possibili conseguenze anche penali. D’altra parte anche tu come genitore sei tranquillo se sai di aver fatto il possibile ed anche qualcosa in più per curare i tuoi figli: non è pensabile vedere un figlio che soffre e non fare nulla, sarebbe innaturale, nessun genitore sano di mente si sentirebbe a posto ignorando la sofferenza dei propri figli. Qualcosa devi fare per vivere serenamente, per non portare il peso della responsabilità di un eventuale peggioramento della salute. Ecco dove l’omeopatia entra in gioco. In realtà con i rimedi omeopatici non facciamo assolutamente nulla (per quel che ne sappiamo dal punto di vista scientifico), ma c’è la possibilità teorica che effettivamente i rimedi omeopatici abbiano un efficacia oggi non dimostrabile con il metodo scientifico, in quanto il test del doppio cieco, se l’omeopatia funziona veramente così come io ipotizzo, inquinerebbe esso stesso il procedimento e sarebbe esso stesso un test non adatto a verificare l’efficacia dei rimedi omeopatici.
La mia ipotesi quindi è che l’omeopatia agisca a livello psicofisico meglio del placebo quando usata all’interno di un gruppo di persone in relazione affettiva di qualche tipo. Il nostro sistema immunitario è suscettibile allo stress, questo credo che sia condiviso anche dal mondo della medicina ufficiale. Se io papà “curo” mia figlia, indipendentemente da cosa uso per curarla, ma so che sto facendo il meglio che posso fare per lei, creo attorno a lei, in famiglia, un ambiente tranquillo e sereno. Mia moglie, che magari nel frattempo non si è occupata molto di interazioni subatomiche, ma si è comunque preoccupata di trovare qualcosa che funzionasse meglio degli antibiotici e che non portasse al tavolo del chirurgo, allo stesso modo sa che sta facendo il possibile e qualcosa in più. Non siamo certi che la cura funzionerà, ma siamo certi che gli antibiotici, sul lungo termine, non hanno funzionato e sappiamo quindi che stiamo facendo del nostro meglio per trovare una soluzione più efficace. Mi rendo conto che il tutto può sembrare un colossale arrampicamento sui vetri, ma non è così: è solo la condivisione di un’esperienza, alla ricerca della verità. E spero che serva ad altri.

2014. Cento di questi anni.

Tempo di crisi, ditte che chiudono, progetti che si sbriciolano fra le dita prima ancora di nascere o, peggio, dopo averli maneggiati con cura e tenuti in caldo fra le mani per mesi. Eppure il 2014 per me è stato l’anno dei cambiamenti, delle novità e delle esperienze indimenticabili.
Il mio lavoro? Una tragedia in tre atti. Siamo alle porte del 2015 e le mie prospettive sono spaventose. Tuttavia se mi proponessero altri 100 di questi anni, tutti entusiasmanti come è stato per me questo 2014, metterei la firma subito.
La prima cosa che mi viene in mente pensando al 2014 è l’estate. Dal punto di vista meteorologico, è stata un’estate bruttina, molto piovosa, quasi assente. Per me è stata la migliore estate da non so più quando (anche perché non amo particolarmente il caldo, mentre al freddo mi ci trovo bene).
Il 4 luglio ho scelto di diventare vegetariano. Non l’ho fatto per ragioni etiche, ma per la salute. Il 18 luglio sono andato al concerto degli Oronero a Gravellona. Grazie mille a mio fratello e mia cognata per avermi portato con loro, il ricordo di quella serata resterà sempre dentro di me. È un peccato che non si possa far rivivere il passato, perché la realtà spesso non è all’altezza dei ricordi, ma se il genio della lampada mi concedesse i tre desideri, rivivere quelle emozioni sarebbe uno dei tre.
Sì gli animali uccisi mi fanno pena, ma non è una novità del 4 luglio, né la scelta di essere vegetariano potrebbe in alcun modo essere coerente con le ragioni etiche. Sono cambiate tante cose dentro di me fra il 20 giugno ed il 4 luglio. Queste cose mi hanno portato a rispettare me stesso, il mio corpo, più di quanto non stessi facendo prima. E dal 4 luglio al 4 ottobre ho perso 15 chili. Altri 3 li ho persi dal 4 ottobre al 10 dicembre (ieri nel momento in cui scrivo).
No, essere vegetariani di per sé non fa dimagrire. Imparare a rispettare il proprio corpo sì, se avete chili di troppo. E se imparate a rispettare il vostro corpo, probabilmente diventerete anche voi vegetariani, infatti anche per me il diventare vegetariano è stata una conseguenza dell’avere cura di me stesso.
Molte altre cose sono cambiate quest’anno. Sono troppe per scriverle su un blog. Sono troppo belle per raccontarvele, perché vedete, sono mie e ne sono geloso. Inoltre coinvolgono persone a me molto care, che so bene che non vorrebbero vedersi proiettate su un blog. Ho scritto queste perché volevo solo far sapere a tutti quelli che mi chiedono come ho fatto a dimagrire, che tutto parte dalla testa e dalle emozioni. Non esiste dieta che possa funzionare se non ci mettete il cuore e la testa. Molte diete potranno farvi perdere dei chili, ma finita la dieta, li riacquisterete tutti. Far dieta non deve essere una sofferenza, altrimenti non è sostenibile. Deve essere una soddisfazione, uno stile di vita, un modo di essere ed un innato amore per sé stessi.
Sappiate però che per me ha funzionato, perché quello che vi ho raccontato qui è solo una piccola parte delle emozioni che ho vissuto e che vivo tutt’ora.
E ringrazio tutte le persone a me care che tutti i giorni continuano a farmi vivere queste emozioni.

Il gender ed il medioevo

Ricevo oggi via email questo opuscolo. Riporto qui la mia risposta agli amici del gruppo famiglie (che peraltro frequento volentieri) da cui l’ho ricevuto.

EDIT: il gruppo famiglie che frequento è un gruppo di persone cattoliche che nulla ha a che vedere con il forum delle associazioni familiari dell’Umbria (ovvero con gli autori del volantino). Ho ricevuto il volantino in quanto mi è stato girato da qualcuno del gruppo che a sua volta lo ha ricevuto da qualcuno di RnS. Dopo aver scritto questo post mi sono informato sull’identità degli autori: una lista politica, che, ovviamente, fa della lotta al gender uno strumento di propaganda elettorale. Nessuna pretesa di indicare un cammino educativo quindi da parte degli autori, ma solo una pretesa di moralità, strumentalizzata ai fini elettorali. Resta viva più che mai la necessità di verificare con attenzione le fonti e di non diffondere qualsiasi cartigienica solo perché sembra ricalcare certi ideali. E mi riferisco a RnS.

Posto che non sono ancora riuscito a farmi un’opinione in merito, perché le basi scientifiche mancano da ambo le parti e quelle filosofiche/religiose sono sostanzialmente legate alle convinzioni personali (almeno per quello che è la mia conoscenza della materia), per cui uno può ritenere corretto il pensiero di un filosofo o l’insegnamento di un particolare credo, mentre altri possono avere idee diametralmente opposte e ciò nonostante avere buone motivazioni a sostegno, resta il fatto che, pur dando per scontato, per partito preso, che l’ideologia cattolica sia quella corretta, questo modo di agire non può che danneggiare i nostri figli.

Mi spiego: chiudere i figli sotto una campana di vetro per evitare che sentano le idee che a noi non piacciono (tipo tenerli a casa da scuola durante eventuali lezioni sul gender tenute da gente che non la pensa come noi), è un atteggiamento bigotto, dannoso e diseducativo. Folle per dirla in una parola. Invitare altri genitori a seguire una pratica tanto ottusa quanto medioevale in nome di una religione che dovrebbe renderci liberi non ha prezzo, ma verso il basso. Capisco che spesso si compiano delle azioni sulla scia delle mode, senza stare a pensarci troppo e fidandosi della valutazione che altri a noi
vicini hanno dato di tali azioni, ma ritengo doveroso usare anche il proprio cervello quando gli argomenti di cui si parla sono tanto delicati.

Se i nostri figli la teoria del gender non la sentono a scuola, la sentiranno comunque in tv. Se spegniamo la tv, la leggeranno su internet. Se stacchiamo internet, la sentiranno dagli amici. Gli impediamo di vedere gli amici?

Si lo so cosa mi direte, la scuola ha un ruolo diverso dagli amici o dalla tv. Bene, anche noi genitori abbiamo un ruolo diverso ed è nostro preciso compito, prima ancora che un compito della scuola, educare i nostri figli. Mettersi a fare una crociata contro le idee degli altri, invece di mettersi a tavolino a discuterne, è diseducativo. Se abbiamo paura che le idee degli altri possano inquinare i nostri figli, significa che non crediamo abbastanza nelle nostre. Significa che dentro di noi pensiamo di avere armi spuntate. E significa quindi che dovremmo metterci in discussione.

Il modo migliore di reagire alla teoria del gender, sempre dando per scontato che sia da combattere, è proporre incontri sulla visione cattolica, non cercare di oscurare quelli sulla teoria del gender. Abbiamo forse paura di dire come la pensiamo? O forse il problema è che non siamo abbastanza preparati sulla nostra religione da essere in grado di sostenere le nostre idee? E se così fosse (ovvero so che così è), come possiamo sostenere le nostre idee se nemmeno noi sappiamo perché le abbiamo?

No, non terrò a casa i miei figli da scuola e non manderò raccomandate ai dirigenti scolastici intimando di tornare nel medioevo. Cercherò piuttosto di dare ai miei figli le basi per farsi una loro opinione, qualunque essa sia, purché sia un’opinione che si sono fatti loro, con il loro cervello e non con il cervello preso in prestito da altri, siano “altri” i docenti o siano gli amici.

Con immutata stima verso tutti voi.

Lucio.